Ogni tanto ci arrivano le foto dagli amici che, in giro per l’Italia, fanno cose con i loro cavalli: come quelle di Giuseppe Cavalli, che con la sua Ola ha partecipato alla benedizione di San Rocco a Spirano, in provincia di Bergamo.
Giuseppe, più conosciuto come Beppe Geppe sui social, con metodo, pazienza e tanto impegno sta costruendo il suo percorso tra lavoro di tutti i giorni e i cavalli, tenendosi la musica lirica vicina per passione.
Ola, la sua fedelissima Haflinger, è la sua cavalla del cuore e ormai anche una navigatissima cavalla da spettacolo.
E un po’ per vicinanza geografica, un po’ per amore trasversale per l’equitazione a Beppe capita abbastanza spesso di incrociare la strada di Pasquale Beretta, autorità indiscussa nel mondo del cavallo iberico.
Come appunto è accaduto il mese scorso a Spirano, in occasione della festa patronale locale in cui per tradizione qui si benedicono gli animali: San Rocco, infatti, è strettamente legato alla figura di un cane che lo salvò dalla fame durante la peste.

Giuseppe, ci racconta la giornata a Spirano da cui arrivano queste immagini?
«Un evento molto partecipato con cavalli ma anche altri animali, in un contesto di comunità».
L’invito è arrivato grazie a una conoscenza nata circa un anno prima, quando una proprietaria gli aveva affidato la propria cavalla per un percorso di lavoro verso la doma classica.
La cavalla, un incrocio tra Appaloosa e Haflinger, era stata inizialmente sottovalutata proprio per la sua tipologia.
«Spesso ci si ferma alla razza ma tutti i cavalli possono imparare. Alcuni arrivano prima, altri dopo, ma il risultato è sempre possibile».
Il lavoro è stato impostato gradualmente, introducendo elementi di scuola e costruendo nel tempo una risposta positiva e collaborativa.
Appalloosa per Haflinger: non è la genealogia che ci si aspetta in un cavallo ‘spettacolare’.
«Il cavallo spagnolo o lusitano può avere una predisposizione più immediata, ma non è quello che fa la differenza. Contano il lavoro, il tempo e il modo in cui si comunica con il cavallo».
Un principio che rappresenta anche la base del suo percorso con Ola, la Haflinger con cui vive e lavora da 17 anni. Ola è con lui da quando aveva sei mesi e oggi, dopo molti anni di lavoro insieme, rappresenta un punto di riferimento.
Parliamo proprio di Ola: che cavalla è?
«È una cavalla che cerca il pubblico — racconta — entra in campo e cambia completamente atteggiamento. È come se sapesse esattamente cosa fare».
Il lavoro con lei è stato lungo e progressivo.
«Non l’ho mai portata fuori prima che fosse pronta. Ho sempre aspettato di avere una sicurezza quasi totale prima di presentarla al pubblico».
Quanto conta la relazione nel vostro lavoro?
«Conta tutto. Dopo tanti anni insieme non serve più spiegare, è un dialogo continuo, percepisce immediatamente ogni mio pensiero o atteggiamento. I cavalli sentono quello che siamo. Si adeguano al nostro spirito».
Nel suo percorso è stato importante anche l’incontro con Pasquale Beretta. Che cosa le ha lasciato?
«Mi ha colpito il fatto che abbia riconosciuto il lavoro fatto con cavalli che non appartengono alle razze “classiche” da spettacolo» racconta.
Beretta, osservando il suo lavoro, gli ha trasmesso un principio che Cavalli considera fondamentale:
«Non conta quanto tempo stai in campo, ma cosa riesci a esprimere in quel tempo. Anche un minuto può bastare, se è fatto bene».
Quale è stata la rezione del pubblico al vostro piccolo show di San Rocco?
«La risposta del pubblico è stata immediata. Quando ho iniziato a lavorare con Ola, la gente ha reagito con entusiasmo. È stata una grande soddisfazione, ma sono cose che arrivano solo se c’è lavoro dietro. E ritrovare Pasquale Beretta lì per caso, soddisfatto del lavoro che mi vedeva fare è stata una grande soddisfazione».
Cosa resta oggi di questa esperienza?
«Che tutti i cavalli possono esprimersi, bisogna solo trovare il modo giusto per arrivarci. Come mi ha detto Beretta, la prima volta che ci siamo conosciuti e mi aveva visto lavorare i miei cavalli: “Hai talento,perché sai quando inziare e quando finire. E tutti i cavalli possono funzionare, è come con la serratura di una porta: devi solo trovare la chiave giusta”.

La famiglia Cavalli al completo
























